Due. Se un lead non risponde al primo messaggio, lo riagganciamo una volta dopo 3 giorni e una seconda volta dopo altri 5. Poi silenzio. Nessuna sequenza da sette tocchi, nessun «volevo solo riportare in alto questa email» al quarto tentativo. Due riagganci a chi tace, poi la conversazione si chiude da sola. Questa non è una posa di stile: è una regola scritta nel motore che manda i messaggi, e in questo articolo spieghiamo perché l'abbiamo scelta e come funziona nel dettaglio.
Perché due, e non sette
La logica delle sequenze lunghe è semplice: ogni messaggio in più aggiunge qualche risposta in più, quindi perché fermarsi? Perché il costo non è zero. Ogni sollecito a chi ha già deciso di non risponderti erode due cose: la reputazione del dominio (le persone infastidite segnalano come spam, e i filtri imparano in fretta) e la riutilizzabilità della lista. Un lead martellato sette volte è un lead bruciato: non potrai ricontattarlo tra sei mesi con un'offerta diversa, perché il tuo nome è già associato al fastidio.
La nostra opinione netta: dopo il secondo riaggancio senza risposta, il terzo messaggio non sta più chiedendo attenzione, la sta pretendendo. E chi pretende attenzione da uno sconosciuto ottiene l'effetto opposto. Anche i numeri operativi ci danno ragione nel tempo lungo: 0 account bannati in 36 mesi su 42 attivi non è fortuna, è il risultato di soglie conservative applicate ovunque, dal cap di 20 inviti al giorno su LinkedIn fino, appunto, ai due riagganci massimi.
Come sono fatti i due riagganci
Il primo riaggancio parte a 3 giorni dal messaggio iniziale. È breve, aggiunge un elemento (un dettaglio, una domanda diversa), non ripete il primo messaggio con «up» davanti. Il secondo, dopo altri 5 giorni, è quello che nel mestiere si chiama breakup: dichiariamo che chiudiamo il thread e lasciamo la porta aperta. È l'ultimo messaggio che quel lead riceverà da quella campagna, e lo sa leggendo il testo.
Il contatore però non è una condanna: si azzera a ogni risposta. Se il lead risponde al breakup dopo due settimane, la conversazione riparte da zero, con di nuovo due riagganci disponibili se dovesse tornare a tacere. Il limite vale per il silenzio, non per la relazione.
Stop-on-reply: la regola che viene prima di tutte
Il pezzo di meccanica di cui andiamo più fieri è il più invisibile: quando arriva un messaggio dal lead, tutti i solleciti programmati su quel contatto vengono annullati all'istante. Non «al prossimo giro del sistema», non «entro qualche ora»: il messaggio in ingresso cancella la coda prima che qualsiasi invio possa partire.
Sembra ovvio, ma chiunque abbia ricevuto un «ci pensavi ancora?» tre ore dopo aver risposto «sì, sentiamoci» sa che ovvio non è. Quel follow-up fuori tempo è il momento esatto in cui il lead capisce che sta parlando con una macchina mal regolata, e la fiducia costruita nel primo scambio evapora. Su Genius Mail e su Genius WhatsApp questa regola è cablata nel motore d'invio, non delegata a chi opera la campagna: non esiste il caso in cui qualcuno «si dimentica» di spegnere la sequenza.
«Risentiamoci martedì alle 10»
C'è un terzo caso, tra la risposta e il silenzio: il rinvio. Il lead scrive «ora non è il momento, risentiamoci martedì alle 10». La maggior parte dei sistemi tratta questa frase come una risposta qualsiasi e affida il ricontatto alla memoria di un commerciale. Da noi il sistema pianifica il ricontatto esattamente lì: martedì, alle 10, con uno scarto di qualche minuto. Il jitter non è un vezzo: un messaggio che arriva alle 10:00:00 spaccate puzza di cron, uno che arriva alle 10:07 sembra scritto da una persona che si era segnata l'appuntamento. Ed è quello che di fatto è successo, solo che a segnarselo è stato il sistema.
Questo è anche il motivo per cui non contiamo il ricontatto concordato tra i due riagganci: non stiamo sollecitando chi tace, stiamo rispettando un appuntamento preso.
La lista che non hai bruciato vale più delle risposte di oggi
Il beneficio meno visibile della regola dei due arriva mesi dopo. Una lista trattata così resta viva: i lead che non hanno risposto hanno ricevuto tre messaggi educati in tutto, non una raffica. Tra sei mesi, con un angolo diverso o un'offerta nuova, quella stessa lista si può riprendere in mano senza vergogna e senza rischi di deliverability. Chi brucia le liste con sequenze da sette tocchi deve comprarne di nuove a ogni campagna; chi le tratta bene le riusa. Nel tempo, questa è la differenza tra un canale outbound che si compone e uno che si consuma.
I nostri clienti non devono regolare niente di tutto questo: i prodotti li operiamo noi, e queste soglie sono lo standard con cui lavoriamo ogni giorno. Se vuoi vedere come il motore gestisce riagganci e stop-on-reply sul canale email, la pagina di Genius Mail è il posto giusto da cui partire.
