LinkedIn banna gli account per tre motivi, quasi sempre: volumi disumani, scrape aggressivi e orari da robot. Non serve un algoritmo misterioso per farsi chiudere il profilo: basta mandare 150 inviti in un pomeriggio, visitare 800 profili in un'ora o pubblicare commenti alle 3:14 di notte, tutti i giorni, allo stesso minuto. Noi lo evitiamo con tetti fissi, pause casuali e un controllo che quasi nessuno fa: verificare che il profilo da contattare sia vivo. Risultato: 0 account bannati in 36 mesi, su 42 account attivi.

I tre segnali che fanno scattare il ban

Il primo è il volume. Un commerciale in carne e ossa non manda 100 inviti al giorno: ne manda 15, 20, con buchi nei weekend e cali quando è in ferie. Chi supera stabilmente quei numeri si autodenuncia.

Il secondo è lo scrape aggressivo. Aprire centinaia di profili in sequenza, alla stessa velocità, con lo stesso pattern di navigazione, è il comportamento di uno script, e LinkedIn lo riconosce come tale.

Il terzo sono gli orari. Un umano lavora dentro finestre orarie ragionevoli, con pause irregolari. Un'azione ogni 60 secondi esatti, dalle 00:00 alle 23:59, è una firma. Non c'è messaggio abbastanza ben scritto da compensare un comportamento macchinale.

I tetti che ci imponiamo, per ogni account

I nostri limiti non sono soglie che avviciniamo con prudenza: sono tetti fissi, sotto quello che la piattaforma tollera, e valgono per ogni singolo account che operiamo.

  • 20 inviti al giorno per account, non uno di più.
  • 100 visite di profilo al giorno, che è anche il cap di sistema del prodotto.
  • 80 commenti al giorno al massimo.
  • Pause casuali tra le azioni: nessun intervallo fisso, nessun ritmo riconoscibile.
  • Finestre orarie umane: si lavora quando lavorerebbe una persona, non quando è comodo a un server.

Venti inviti al giorno sembrano pochi. Su un mese sono centinaia di conversazioni potenziali, e soprattutto sono conversazioni che continuano a esistere anche il mese dopo, perché l'account è ancora lì. Chi spinge a 100 inviti al giorno sta scambiando qualche settimana di volume contro l'account stesso.

Il controllo che quasi nessuno fa: il profilo è vivo?

Prima di contattare un profilo verifichiamo che sia attivo: ha una foto, ha una rete, ha una posizione lavorativa attuale. Sembra pignoleria, ed è invece il controllo più importante di tutti.

Contattare account morti è il segnale peggiore che puoi mandare a LinkedIn. Un profilo abbandonato non accetta l'invito, non risponde, non interagisce: e una lunga scia di inviti a vuoto dice alla piattaforma che stai sparando su una lista comprata, non selezionando persone. Il tasso di accettazione crolla, e con lui la fiducia della piattaforma nell'account che invia. Il filtro sui profili attivi protegge due cose insieme: l'account e la qualità della lista.

Perché accettiamo di andare più piano

Qui ci prendiamo la libertà di un'opinione netta: un account vivo vale più di un meeting in più al mese. Un account bannato non è un incidente di percorso, è la perdita di anni di rete, di cronologia di conversazioni, di credibilità del profilo. Non si ricostruisce con un account nuovo creato la settimana dopo, che ripartirebbe da zero e sotto osservazione.

Per questo il ritmo iniziale è deliberatamente lento: 7 giorni al primo invio, 30 giorni per arrivare a pieno regime. Un account che parte piano e cresce con costanza è indistinguibile da una persona che ha deciso di usare LinkedIn sul serio, perché è esattamente questo che simula.

Tutti questi tetti li operiamo noi: il cliente non tocca i prodotti né i limiti, e vede le conversazioni e i risultati dentro GeniusCRM. La disciplina sul volume non è delegata alla buona volontà di chi usa lo strumento, è dentro il modo in cui lo strumento viene condotto.

36 mesi, 42 account, 0 ban

Il risultato di questo approccio è un numero solo: in 36 mesi, sui 42 account attivi che gestiamo, non ne abbiamo perso nessuno. Non perché siamo fortunati, ma perché ogni azione che facciamo passerebbe il test più semplice che esista: sembrerebbe normale se la facesse una persona? Se la risposta è no, non la facciamo. Anche quando costerebbe solo un invito in più.

Se vuoi vedere come funziona il canale LinkedIn dentro il nostro outbound, la pagina di Genius LinkedIn spiega il metodo, e i numeri dicono il resto.