Nota operativa

I tuoi clienti ormai chiedono a ChatGPT. Cosa significa davvero fare GEO

Aggiornato il

In breve

Fare GEO (Generative Engine Optimization) significa una cosa precisa: far sì che quando un tuo potenziale cliente chiede a ChatGPT, Perplexity, Gemini o a un AI Overview di Google «chi mi consigli per X», il tuo brand compaia nella risposta: citato, descritto correttamente e in buona luce. Non è SEO con un nome nuovo, non è un «ranking AI» da scalare (non esiste nessun ranking), e non è una promessa di traffico.

È lavoro di misurazione onesta più igiene tecnica più contenuti scritti per essere ripresi da un motore che risponde al posto tuo.

Il comportamento è già cambiato, la misurazione no

Sempre più buyer non aprono dieci schede di risultati: fanno una domanda in linguaggio naturale e leggono una risposta sintetica. Quella risposta cita due o tre nomi. Se il tuo non c’è, per quel buyer non esisti. E non lo saprai mai da Analytics, perché non c’è stato nessun click da misurare.

Qui casca la maggior parte del «GEO» che vediamo in giro: dashboard che mostrano una «posizione» del brand nei motori AI. È un’invenzione. I motori generativi non hanno una classifica interrogabile: producono risposte diverse a ogni esecuzione, per la stessa identica domanda. Chi ti vende una posizione fissa ti sta vendendo uno screenshot fortunato.

L’unico modo onesto di misurare: interrogare davvero i motori

Il nostro approccio con GeniusGeo è meno elegante e più vero: prendiamo le domande che i tuoi clienti farebbero davvero («miglior software gestionale per studi dentistici», «agenzia outbound B2B in Italia») e le poniamo ai motori (ChatGPT, Perplexity, Gemini) più volte per ciascuna domanda, perché le risposte cambiano da un’esecuzione all’altra e una singola interrogazione non dice nulla.

Su quelle risposte contiamo tre cose:

  • Presenza: in quante risposte il brand viene citato, sul totale delle interrogazioni;
  • Prominenza: dove compare, cioè primo nome fatto, citazione di passaggio, nota a margine;
  • Sentiment: come viene descritto, cioè consigliato, neutro, sconsigliato.

Il risultato è una share of voice: la quota di risposte in cui compari tu rispetto ai concorrenti, per quel paniere di domande. È una metrica statistica, ripetibile nel tempo, confrontabile mese su mese. Un «ranking», di nuovo, non esiste. E diffidiamo di chiunque lo prometta, noi compresi se un giorno lo facessimo.

L’igiene tecnica: la parte noiosa che decide tutto

Prima di scrivere una riga di contenuto, c’è da controllare se i motori possono leggerti. Sembra banale; nella pratica troviamo di continuo siti che si sono chiusi la porta da soli.

Primo: il robots.txt. Molti siti bloccano GPTBot e PerplexityBot, a volte per una scelta di anni fa, a volte per un template copiato. Se il crawler non entra, il motore risponde su di te usando fonti di terzi, o non risponde affatto. Secondo: il file llms.txt, che dice ai motori cosa sei e dove trovare le pagine che contano, l’equivalente della sitemap per questo mondo. Terzo: i dati strutturati schema.org in JSON-LD (Organization, Product, FAQ), che trasformano il testo in fatti che una macchina può estrarre senza interpretare. Quarto: la coerenza dell’entità brand: stesso nome, stessa descrizione, stessi dati tra sito, LinkedIn, directory e ovunque il motore possa incrociarti. Se in tre posti risulti tre cose diverse, il motore non sa chi sei e tende a non citarti.

Contenuti «risposta-prima», con i fatti verificati prima di pubblicare

I motori generativi premiano le pagine che rispondono subito: prima frase = risposta secca, poi il contesto. È l’opposto dell’articolo che gira intorno per ottocento parole prima di arrivare al punto (e sì, questo articolo è scritto così apposta).

C’è però un passaggio che quasi nessuno fa e che per noi è vincolante: il fact-checking dei claim contro le fonti, prima della pubblicazione. Ogni affermazione verificabile nel contenuto viene controllata contro una fonte reale; se il riscontro non c’è, il claim si toglie o si riformula. Il motivo è pratico, non morale: un motore che rileva incoerenze tra ciò che dici e ciò che le fonti dicono di te smette di considerarti affidabile, e un brand descritto male in una risposta AI è peggio di un brand assente.

Cosa non promettiamo

Non promettiamo traffico. Il GEO fatto bene può portare a più citazioni nelle risposte, a una share of voice che cresce, a essere descritti correttamente quando qualcuno chiede di te. E spesso tutto questo non lascia traccia nei tuoi analytics, perché il buyer legge la risposta e ti contatta giorni dopo per altra via. Chi ti garantisce «+X% di visite dai motori AI» sta misurando qualcosa che oggi non si può garantire. Preferiamo darti i numeri veri: quante volte compari, dove, e detto come.

Come per tutto quello che facciamo, i prodotti li operiamo noi: tu vedi i risultati nel tuo portale, senza dover imparare un altro strumento.

Se vuoi vedere come misuriamo presenza, prominenza e sentiment sulle domande del tuo mercato, trovi il dettaglio su GeniusGeo.

Continua a leggere

Altri articoli

  • Riattivare un database di clienti dormienti: la guida pratica

    Come riattivare un database di clienti dormienti (ex clienti, RFQ vecchie, contatti fiera) su WhatsApp, senza bruciare la lista.Come riattivare un database di clienti dormienti (ex clienti, RFQ vecchie, contatti fiera) su WhatsApp, senza…

  • Quanto costa davvero un commerciale interno (numeri alla mano)

    Il costo reale di un commerciale interno in Italia: RAL più contributi, tool, quota manager e mesi fino al break-even. Il conto completo, non lo stipendio.Il costo reale di un commerciale interno in Italia: RAL più contributi, tool, quota manager e mesi fino al…

  • Outbound nel manifatturiero italiano: entrare dove si decide

    Come fare outbound nel manifatturiero italiano: parlare la lingua del procurement, entrare nelle vendor list, ridurre la dipendenza dai top-3 clienti.Come fare outbound nel manifatturiero italiano: parlare la lingua del procurement, entrare nelle vendor list…

Preferisci parlarne?

Trenta minuti in call, gratis: capiamo dove l’AI può entrare nella tua azienda.